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Pratica di Mindfulness vs Tecnica

Pratica di Mindfulness vs Tecnica

Mindfulness NON e’ una tecnica

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Esiste una grande quantità di libri/corsi che trasmettono la cosiddetta “pratica informale”, ossia esercizi per allenare la capacità di restare nel momento presente mentre si svolgono attività (lavarsi, mangiare, bere, camminare…); io stessa ne suggerisco e li considero parte fondamentale dei miei percorsi poiché sono utilissimi affinché la mindfulness entri a far parte della vita quotidiana e non resti relegata a quel momento in cui si medita seduti in silenzio (la “pratica formale”). Mindfulness infatti non è solo meditare seduti o sdraiati, ma essere consapevoli di sé nei vari istanti della giornata e questa abitudine va costruita gradualmente.

Per contro, ridurre la mindfulness soltanto ad un insieme di esercizi pratici, rischia di trasformarla in una tecnica, ossia in una serie di azioni che si fanno per avere un risultato.

Facciamo un esempio: mi sento teso e decido di portare attenzione al respiro così mi rilasso.

Indubbiamente l’effetto collaterale del rilassamento può apparire, ma, usando il respiro esclusivamente come tecnica per ottenere il risultato “relax”, mi sono limitato probabilmente a restare in superficie. Perché avevo bisogno di rilassarmi? Ho scoperto qualcosa di me mentre ascoltavo il respiro o mi sono limitato a respirare non vedendo l’ora che il disagio se ne andasse?

Una tecnica può essere funzionale per tamponare un momento di debolezza, ma non va all’origine di quella debolezza, non mi aiuta a capirne le vere ragioni e, soprattutto, se non mi dà il risultato sperato (es non mi rilassa come credevo), la abbandono in fretta per passare ad altro che magari “funziona meglio”.

Non solo, limitandomi ad allontanare la tensione, non comprendo a fondo il meccanismo che la determina, quindi la prossima volta in cui vengo sollecitato, mi ritroverò ad essere teso allo stesso modo

Praticare mindfulness rispetto al nostro esempio, significa ancorarsi al respiro per restare nell’ascolto di sé stessi e della propria esperienza del momento presente anche se il disagio non sembra andarsene, per quanto io respiri; se mi permetto questo, magari posso scoprire che quel disagio in fondo non è così forte come pensavo, che non è sempre uguale e costante come credevo, che mi sta rivelando una parte di me che non avevo ancora guardato a cui posso portare amore. O magari non scopro nulla di particolare, ma mi sto permettendo di vivere la mia vita come è in questo istante, invece di rifuggirla, invece di sperare che cambi.

Questo approccio accogliente mi consente avvicinarmi a me stesso e al mio meccanismo di reazione agli eventi; alla prossima occasione mi accorgerò di avere un atteggiamento leggermente diverso e potrò continuare a costruire su questa nuova base, così che, nel tempo, il meccanismo di reazione originale inizierà ad attenuarsi

Ancora, una tecnica, proprio in quanto tale, tenderò ad applicarla solo nel bisogno, se sono in difficoltà, affinché “risolva” un problema. Se mi appoggio alla tecnica, quando va tutto bene di solito non mi accorgo nemmeno di come sto

La pratica di mindfulness invece, non è una tecnica di “problem solving”, anzi, uno dei fondamenti è vedere la vita come un’esperienza unica da vivere e non un problema da risolvere. Se imparo ad essere davvero consapevole di me stesso, allora saprò vivere a fondo anche i momenti belli, invece di considerarli come dovuti; imparerò a coglierne tutte le sfumature e ad esserne davvero grato

Per questo praticare mindfulness diviene alla fine un modo di vivere e non una tecnica, perché è un continuo andare verso sé stessi e verso la vita, con amorevolezza, attraverso il respiro, il corpo, le attività. L’intento della pratica, non è “allontanare” ciò che è sgradito, ma incontrare ciò che è presente, è conoscersi, entrare in contatto con noi stessi, vivre appieno